Rospigliosi, la dimora della principessa Mildred Haseltine

Articolo del Dott. Ivo Carollo Ricercatore storico e Pubblicista

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Mostra fotografica a cura di Giuseppe Stella , Bruno Dalle Carbonare, Valter e Luca Borgo

Biblioteca Civica di Thiene 11-26 aprile 2015



“Rospigliosi, la dimora della principessa Mildred Haseltine” è il titolo della nuova mostra fotografica curata da Giuseppe Stella, Bruno Dalle Carbonare, Valter e Luca Borgo, e ospitata dalla Biblioteca Civica di Thiene.

Dalle oltre cento fotografie esposte emerge una visione spettacolare ed emozionante della Villa Rospigliosi di Centrale, dimora della principessa Mildred Haseltine, andata in sposa al principe Lodovico Rospigliosi ai primi del Novecento.

Magici scatti che evidenziano le bellezze architettoniche ed artistiche di un sito che vanta una storia secolare, ma con uno sguardo attento anche agli aspetti umani, della natura e del paesaggio.
Prima di entrare nel merito della mostra, mi sembra però doveroso ripercorrere brevemente la storia della villa, chiamata nel corso degli anni anche Castello San Rocco, o più semplicemente Castello, poi Villa Rospigliosi, infine Casa del Divin Maestro. Tre nomi per denominare un sito dalla storia curiosa, lunga sicuramente almeno sei secoli, che ha visto alternarsi dal Quattrocento una chiesetta, ai primi del Cinquecento un piccolo eremo, poi nella prima metà del Novecento una dimora principesca, infine dagli anni Cinquanta un luogo di studio, preghiera e meditazione prima con i Fratelli delle Scuole Cristiane e ora con le Suore Pie Discepole del Divin Maestro.
“Qua una volta, secondo la leggenda popolare, s’ergeva cupo un maniero, dominatore delle ricche campagne sottostanti e di qua i signori ferrati scendevano a valle, apportatori di stragi, di saccheggi, di incendi e qua si rinchiudevano dentro le mura, sfidando sicuri l’ira e la vendetta d’altri potenti”. Così leggiamo in un curioso opuscoletto a firma di un non meglio identificato autore, che ci ha lasciato solo le iniziali F.B., edito nei primi anni Trenta, con foto originali dello studio Cav. U. Ferrini & figli di Vicenza, riprodotto nella seconda sezione della mostra.
Ma questa è forse solo una leggenda, un Castello sorgeva sicuramente a Centrale più in basso, nei pressi della vecchia scuola elementare di via Rio, sulla piccola sommità di cui è rimasta ora ben poca traccia dopo la distruzione perpetrata dalla speculazione edilizia che ha coinvolto il paese. Lo testimonia anche il toponimo “fratta o fratte” dato alla viuzza ai piedi della piccola collina, tra il patronato e la nuova scuola materna, a rivelare la presenza di un antico maniero, oltre al nome di castello dato alla piccola altura.
Ma torniamo al nostro sito. Fonti storiche ben più documentate attestano, sulla collina delle Bregonze, la presenza già nel Quattrocento di una chiesetta dedicata a San Rocco, il protettore della peste, costruita dalla confraternita intitolata al Santo, e l’arrivo nel 1599 di alcuni eremiti Camaldolesi, provenienti dal monte Rua di Torreggia nel padovano, per fondarvi un eremo.
I frati si spostarono pochi anni dopo più in alto, quasi sulla sommità della collina, nella località che ancor oggi noi chiamiamo Rua, per ampliare il loro eremo che godette di due secoli di storia gloriosa. Lo testimoniano ancor oggi le preziosità rimaste fino ai nostri giorni, in particolare ricchi paramenti e preziose reliquie, esistenti nelle chiese del territorio, sopravvissute alla barbarie napoleonica che soppresse nel 1810 l’eremo camaldolese.
L’Ottocento fu un secolo di declino anche per la chiesetta di San Rocco, fino alla rinascita nel 1906 quando l’intero possedimento, chiesetta e campi, di proprietà di Bortolo Scapin, venne acquistata dalla famiglia Haseltine, residente a Roma, ma di nazionalità americana.
Sul poggio delle Bregonze, “fuori dalla vita comune, nel silenzio circostante, proteso a mezzogiorno, sitibondo di luce e di sole”, venne costruita una splendida villa per l’unica figlia Mildred andata in sposa al principe romano Lodovico Rospigliosi, lontano discendente del papa Clemente IX.
Vasco Giorgio Dal Zotto, nelle sue appassionate pubblicazioni sulla villa, ricostruisce molto romanticamente, romanzandola, la storia del primo incontro tra Mildred e Lodovico e dell’amore che portò la coppia a trasferirsi dopo alcuni anni di matrimonio sulle colline di Centrale.
Un matrimonio che sicuramente portò alla famiglia americana un titolo nobiliare e ai nobili Rospigliosi una buona dote, come sottolineano Nicola Scudella e don Giuseppe Euginelli nel libro “Centrale, vicende di una comunità”.
Ma per noi soprattutto un matrimonio che ci ha regalato fino ai giorni nostri una villa di straordinaria bellezza, che pochi hanno avuto la fortuna di visitare e che possiamo almeno ammirare nelle immagini di Giuseppe Stella, Bruno Dalle Carbonare, Valter e Luca Borgo, che ben hanno saputo documentare l’originalità dell’edificio, i suoi pregi architettonici e artistici e la bellezza dell’ambiente naturale in cui è inserito.
L’obiettivo dei nostri fotografi si sofferma infatti sui particolari più originali della villa, le lunghe mura dai merli ghibellini, l’arco della principessa, la colorata decorazione a scacchiera della facciata, le esili colonne delle balaustre, le artistiche inferriate in ferro battuto, e ancora l’antica meridiana, l’ampia scala in legno, i putti in pietra che emergono tra la folta vegetazione, il bosco con i pini ormai secolari, piantati nell’ormai lontano 1908.
Minuziosamente curate le immagini a colori dell’ambiente naturale, scorci del giardino con aiuole colorate di fiori, le fontane, archi e vialetti, e ancora più suggestive e ricche di fascino quelle ormai sempre più rare del paesaggio invernale, con alberi, rami, statue e profili ricoperti di neve, che si stagliano affascinanti verso la pianura e le montagne circostanti.
C’è spazio anche per le case coloniche, oggi completamente ristrutturate, un tempo dimora dei fattori che si occupavano dell’ampia proprietà terriera dei nobili Rospigliosi, e per una originale stravaganza di Mildred, la tomba di Teddie, il suo gatto persiano, (quella del suo canarino è invece scomparsa).
Non potevano mancare, data l’attuale vocazione del sito, le statue della Vergine, di Gesù e di San Rocco con l’immancabile cagnolino al suo fianco.
La bellezza della nuova e rinnovata dimora di Mildred Haseltine Rospigliosi ci viene svelata appieno nelle vecchie foto in bianco e nero, appena ingiallite dagli anni, riprodotte da un prezioso album dell’epoca commissionato dalla stessa principessa. Si possono ammirare gli interni della villa, l’ingresso, il soggiorno, lo studio, le camere, anche un grande bagno, locali spaziosi riccamente ornati da splendidi mobili antichi e colorati lampadari, l’ampia scalinata, infine una linda cucina, regno delle cuoche, dove brilla ordinato il pentolame. Immagini che ci testimoniano non solo la ricchezza della famiglia, ma anche l’elegante sensibilità e la cura di Mildred per la sua dimora.
Alcune foto ci permettono di intravedere anche le opere pittoriche del padre della principessa, il pittore impressionista William Stanley Haseltine, che ha lasciato quadri di pregevole fattura artistica.
Infine la mostra ci presenta una piccola galleria di volti, tra i quali alcuni di noi hanno riconosciuto, con sorpresa e una certa emozione, nonni, zii e addirittura genitori. La principessa Mildred si fa riprendere attorniata da persone del paese, immortalandole così fino a noi, dai bambini con le suore dell’asilo ai musicisti del corpo bandistico di Centrale, da un gruppo di uomini, forse i suoi lavoranti o le maestranze che hanno ristrutturato e abbellito la sua villa, alla numerosa schiera delle domestiche e cuoche, alcune delle quali vivevano con mariti, figli e nipoti nelle vecchie case coloniche della villa.
Non posso non sottolineare, almeno brevemente, il ruolo e la figura della principessa, una donna piuttosto sfortunata che, poco dopo il suo trasferimento nella villa di Centrale, aveva perso nel 1908 la sua prima figlia Camilla alla tenera età di tre anni.
I nostri fotografi ne documentano l’artistica tomba, ancora oggi esistente nel cimitero del paese, e il medaglione appeso alle pareti del vecchio asilo costruito nel 1914 dall’allora parroco don Mario Conte, per ricordare il benefico gesto della principessa a sostegno della nuova scuola materna.
Una donna colpita nuovamente nei suoi affetti più cari durante la prima guerra mondiale quando il marito, principe Lodovico Rospigliosi, cadde sul campo, alla testa del suo plotone, durante la ritirata di Caporetto il 30 ottobre 1917, meritandosi una medaglia d’argento alla memoria.
Mildred Haseltine non si perde però d’animo, abbellisce la sua dimora, addobba le stanze con gusto squisito, porta da Roma antichi mobili del Quattrocento, chiama artisti e artigiani del posto per completare la villa e, nel 1929, la restaura radicalmente, la cinge di mura merlate alla guisa del Castello di Thiene, e costruisce il nuovo artistico cancello dell’ingresso facendo scolpire sui pilastri il nome “Castello San Rocco”, per ricordare l’antico sito originario.
Il nostro cronista aggiunge: “Il nobile cuore della principessa non solo prodigò i suoi tesori per la ricostruzione del castello, ma bensì dedicò cospicue somme per cooperare all’erezione del Duomo della vicina Thiene, sovvenne tangibilmente le istituzioni del regime, per cui sorse a Zugliano la Casa del Balilla e a Centrale l’Asilo Infantile, dove la fanciullezza può trovare assistenza e amorose cure…”
Una principessa nobile, quindi, non solo per il titolo ereditato dal marito, ma nobile soprattutto nell’animo, sensibile e generosa, pronta ad interessarsi delle comunità in cui viveva e ad aiutarla nelle sue istituzioni più importanti.
Vorrei chiudere con un ricordo tutto personale. Ho accettato con entusiasmo di presentare questa mostra, come avevo fatto del resto anche negli anni passati con molte delle esposizioni degli amici Giuseppe, Bruno, Valter e Luca. Ma in questo caso Villa Rospigliosi mi interessava non soltanto come appassionato di storia locale, ma soprattutto perché mi avrebbe fatto rivivere alcuni ricordi d’infanzia.
Villa Rospigliosi, o Castello San Rocco, è intimamente legata alla mia vita, mio nonno materno Pietro Borgo, “Piero Brunetto”, scomparso quando avevo pochi mesi, era stato il capomastro che aveva ristrutturato la villa, costruito le mura merlate di cinta e il portone d’ingresso e, tra le altre cose, anche il campanile di Centrale, il mio paese natio.
Mio padre poi veniva da tutti chiamato “Toni della Villa”, perché era nato nel 1923 nelle case coloniche della principessa, nella cui villa prestava servizio la nonna Maria Maddalena Borriero, la “Marietta Bolda”, immortalati in una foto, mentre nelle proprietà terriere lavorava il nonno Benia con i suoi fratelli.
Ricordi che mi riportano sempre più spesso nel piccolo podere a ridosso della “Villa” per immergermi nella natura ed ammirare i profili della principesca dimora, i merli agli angoli che la fanno somigliare ad un castello, le cime dei pini, l’antico cancello in ferro battuto, le mura merlate e più giù il variegato panorama che si apre sulla pianura, circondata dalle vette delle nostre montagne.




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